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La storia - I fatti
A partire dall'invasione della Polonia, avvenuta nel settembre del 1939, le forze della Germania nazista dilagarono in Europa in modo inarrestabile.
La guerra lampo condotta da Hitler schiacciò in rapida successione la Polonia, la Danimarca, la Norvegia, l’Olanda e il Belgio e nel maggio del 1940 i tedeschi respinsero le forze anglo-francesi a Dunkerque, costringendole ad abbandonare il continente europeo attraverso la Manica.
Nello stesso mese di maggio, l’Italia fascista di Mussolini dichiarò a sua volta guerra alla Francia violandone le frontiere meridionali.
Il 22 giugno la Francia infine firmò l'armistizio, subendo l'umiliazione, imposta da Hitler, della divisione del paese in due parti, una direttamente sottoposta al controllo tedesco e una affidata al governo fantoccio del generale Pétain, con capitale a Vichy.
Una parte dell'esercito francese, al comando del generale De Gaulle, continuò invece a combattere al fianco degli inglesi.
La Gran Bretagna rimase di fatto sola a combattere, e i mesi successivi videro l’eroica resistenza dell’aviazione inglese al tentativo tedesco di conquistare il dominio dei cieli della Manica per preparare l’invasione dell’isola britannica, in quella che è passata alla storia come la "Battaglia d’Inghilterra".
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| Soldati italiani in marcia |
Nuovi fronti di guerra si aprirono nel frattempo in Jugoslavia e in Grecia, mentre altri scontri divamparono nell’Africa settentrionale.
Nonostante l’impreparazione dell’esercito italiano, le forze dell’asse sembravano inarrestabili e nell’aprile del 1941 anche Jugoslavia e Grecia furono costrette a capitolare.
Nella seconda metà dello stesso 1941, quando l’Inghilterra appariva ormai sempre più in difficoltà, si verificarono però due episodi destinati a modificare completamente l’andamento della guerra.
Il 22 giugno 1941 Hitler avviava l’operazione Barbarossa, ossia l’invasione della Russia sovietica di Stalin.
L’espansione verso est, e quindi verso l'unione Sovietica, era in realtà da sempre l’obiettivo primario di Hitler, e il patto di non aggressione firmato con Stalin nel 1938 aveva avuto solo una funzione contingente: garantirsi la neutralità sovietica durante lo scontro con le forze occidentali, evitando così il rischio di un conflitto da condurre contemporaneamente su due fronti, l'eterno incubo delle forze armate tedesche determinato dalla particolare posizione geografica della Germania nel cuore dell'Europa.
La speranza del dittatore tedesco era quella di riuscire a ridurre all'impotenza Francia e Inghilterra, chiudendo così il fronte occidentale per poi dedicarsi al perseguimento del suo vero obiettivo primario ad est.
Nell'estate del 1941 La Francia era ormai sconfitta e l'Inghilterra appariva stremata: pur non essendo riuscito a domarla ne' tantomeno ad invaderla, Hitler sapeva di non correre rischi militari concreti ad occidente e decise quindi di procedere ugualmente contro Stalin.
Si trattava di un rischio calcolato che avrebbe potuto avere successo a patto di riuscire a ripetere sul terreno russo le avanzate fulminee delle forze corazzate tedesche compiute in passato contro Polonia e Francia e giungere a Mosca prima dell'inverno.
E soprattutto a patto di mantenere l'isolamento militare in cui versava l'inghilterra.
L'avanzata tedesca in Russia, dopo un avvio fulmineo, si rivelò però più complessa del previsto e prima del finire del 1941 anche la seconda condizione necessaria ai sogni di potenza hitleriani venne meno: il 7 dicembre il Giappone, terza forza dell'Asse, attaccò la base aerea americana di Perl Harbor.
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| Il Giappone in guerra |
Tecnicamente questo non avrebbe comportato automaticamente un coinvolgimento diretto dell'America nel conflitto in corso in Europa, ma la tracotanza del dittatore tedesco e subito dopo di quello italiano, che dichiararono essi stessi guerra agli Stati Uniti, segnò per loro l'inizio della fine.
Gli Stati Uniti fino a quel momento si erano limitati a una politica di sostegno finanziario all’Inghilterra, attraverso la legge Affitti e Prestiti che aveva permesso di appoggiare lo sforzo bellico inglese, ma il coinvolgimento diretto della potenza americana, con le sue enormi risorse, capovolse le sorti del conflitto.
Naturalmente la mobilitazione effettiva della potenza americana richiese tempo, e nei primi mesi del 1942 le forze dell’Asse riscossero nuovi successi, sia nell’area del Pacifico, ad opere delle forze giapponesi, sia sul fronte russo.
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| La produzione americana |
Ma già nella seconda metà dell’anno la situazione iniziò a mutare, con il rapido succedersi di una serie di avvenimenti favorevoli agli alleati: la vittoria americana nella battaglia navale presso le isole Midway (3-7 giugno); la vittoriosa controffensiva inglese del maresciallo Montgomery ad El Alamein nell’Africa settentrionale (23 ottobre); lo sbarco delle forze angloamericane nell’Africa francese (7-8 novembre), la prima operazione congiunta su larga scala condotta dagli alleati sotto un unico comando, affidato al generale americano Eisenhower; la difesa della città di Stalingrado e la successiva controffensiva sovietica che arrestarono l’avanzata tedesca ad oriente, tra il novembre del 1942 e il gennaio dell’anno successivo.
Il 19 agosto del 1942 gli alleati misero poi in atto l’operazione Giubileo, un tentativo di sbarco sul suolo francese, presso la città di Dieppe, sulle coste normanne: vi parteciparono 5000 soldati canadesi, 1000 inglesi, 50 rangers americani, e 24 soldati della Francia libera, l’organizzazione creata dal generale De Gaulle in Inghilterra, dopo la firma dell’armistizio francese.
L’incursione si concluse tragicamente: 1000 morti, 2469 feriti e oltre 2000 prigionieri; ma da quel fallimento gli alleati appresero importanti informazioni destinate a dare i loro frutti nella futura invasione.
Da allora trascorserp però ancora quasi due anni prima del D-Day.
Eppure gli Stati Uniti avevano immediatamente condiviso con l'Inghilterra il principio "Germany first", secondo il quale occorreva concentrare tutti gli sforzi contro la Germania, la cui capitolazione avrebbe costretto poi le altre forze dell’Asse ad arrendersi a loro volta.
Ma se regnava perfetto accordo tra gli alleati sull'obiettivo, profonde erano invece le divergenze sulle modalità per raggiungerlo: gli americani ritenevano che l'apertura di un secondo fronte nel Nord della Francia avrebbe costretto Hitler a distogliere mezzi e uomini dal fronte orientale, alleggerendo la pressione sull'Unione Sovietica e favorendo quindi la rapida sconfitta della Germania.
Gli inglesi al contrario nutrivano molte più esitazioni su questa strategia, soprattutto per i costi e i rischi che un'invasione in forze della Francia avrebbe comportato.
L’Inghilterra infatti, dopo lunghi anni di guerra, stava dando fondo alle sue ultime riserve: nel maggio del 1944 le forze armate britanniche raggiunsero il loro limite estremo di arruolamento (2.750.000 uomini), mentre gli americani, pur avendone in campo quasi il doppio, erano ancora notevolmente al di sotto del loro limite massimo.
La produzione inglese di munizioni aveva subito un netto calo già a partire dalla fine del 1942 e poco dopo iniziò a ridursi anche quella di cannoni e armi portatili.
Nel 1940 la Gran Bretagna produceva da sola il 91 % circa delle munizioni del Commonwealth e acquistava poco meno del 6 % dall’America, coprendo il rimanente fabbisogno con altri territori dell’impero: nel 1944 la quota di produzione inglese era scesa invece al 62 %, mentre il 9 % veniva importato dal Canada e il 29% dagli Stati Uniti.
Logico che i britannici preferissero puntare su una strategia più prudente, evitando avventure eccessivamente azzardate.
Dal punto di vista di Churchill era quindi preferibile orientarsi verso obiettivi ritenuti più realistici e meno rischiosi: rientrava in questo scenario la decisione di muovere all’attacco del cosiddetto “ventre molle” dell’asse, ossia dell’Italia, con lo sbarco in Sicilia, nel luglio 1943, che effettivamente facilitò la caduta del regime fascista e il successivo armistizio firmato dall’Italia nel settembre dello stesso anno.
Il successivo sbarco ad Anzio, nei pressi di Roma (gennaio 1944) non riuscì però a far ottenere i risultati sperati e la guerra in Italia apparve subito di non facile soluzione.
Con il passare del tempo crebbe inoltre il peso americano nell’alleanza e le richieste di aiuto da parte di Stalin, che sopportava da solo la maggiore pressione tedesca, resero sempre più urgente l’apertura di un nuovo fronte.
Già mentre erano in corso gli ultimi preparativi per lo sbarco in Sicilia, iniziarono i primi studi per un piano d'invasione nel nord della Francia, con la nomina, nell'aprile del 1943, del tenente generale Frederick Morgan a Capo di Stato Maggiore del Comando Supremo Alleato (COSSAC); nella conferenza di Teheran, tenutasi l'inverno successivo, gli angloamericani presentarono a Stalin il progetto generale per quella che aveva già assunto il nome di Operazione Overlord.
Dopo l’approvazione di massima da parte di Stalin, la macchina organizzativa vera e propria si mise finalmente in moto.
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