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la storia - I fatti
Seconda e terza ondata a Omaha Beach
La seconda ondata
Alle 7, quando la marea iniziava a risalire, era prevista la seconda ondata di sbarchi che avrebbe dovuto completarsi in circa 40 minuti, prima che gli ostacoli sulle spiagge fossero completamente ricoperti dall'acqua.
Questa seconda ondata doveva raggiungere gli elementi già sbarcati per completare i vari battaglioni con tutte le loro compagnie e i relativi stati maggiori.
Ma anche questi sbarchi si svolsero nella più grande confusione.
Su Dog Green dovevano sbarcare le compagnie B,C e D e la compagnia di comando del 1° battaglione del 116° RCT, in rinforzo alla compagnia A, che aveva il compito di raggiungere sulla strada per Vierville.
Ma la compagnia A era stata però quasi interamente annientata e Vierville appariva quanto di più lontano si potesse immaginare per i pochi sopravvissuti prostrati sulla spiaggia.
La compagnia B non riescì a riconoscere i riferimenti costieri e arrivò puntualmente, alle 7.00, ma con i suoi sei mezzi totalmente dispersi, su un fronte di 1600 metri di larghezza che debordava Dog Green da entrambi i lati.
Le 3 squadre che giunsero al centro furono prese sotto lo stesso fuoco micidiale che aveva accolto la compagnia A. In breve i sopravvissuti delle nuove squadre si trovarono mischiati ai pochi superstiti della prima ondata.
Fortunatamente le 3 squadre che giunsero ai lati restarono intatte.
Alle 7.10 la compagnia C del 116° sbarcò 1600 metri a est dell'uscita D1 di Vierville, su Dog White: in realtà uno dei mezzi incappò in un ostacolo e ritardò di mezz'ora. Gli altri 5 restarono raggruppati ma sbarcarono troppo a est, su una delle spiagge rimaste vuote a causa della deriva che aveva fatto deviare la prima ondata.
In questo caso, per lo meno, l'errore risultò benefico: questa zona era sottoposta infatti a un fuoco tedesco piuttosto debole.
Anche se un mezzo si incagliò e con esso andò perso tutto l'equipaggiamento pesante necessario a sgombrare la vallata di Vierville (lancia-fiamme, mortai, bangalores), le perdite furono ridotte a soli 5 uomini.
Su un fronte di 100 metri di larghezza, gli uomini si misero in posizione al riparo di un muro alto poco più di un metro: era la prima compagnia che riusciva a giungere unita e sostanzialmente intatta.
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| Omaha oggi |
La compagnia D incontrò maggiori difficoltà a raggiungere la riva: tre dei suoi mezzi imbarcarono acqua e uno dovette essere abbandonato al largo (arrivò solo nel pomeriggio).
Un altro venne affondato a 400 metri dalla riva e gli uomini furono costretti a nuotare sotto il fuoco: solo la metà di essi riuscì a raggiungere la riva.
La sesta e ultima squadra venne sbarcata a 150 metri dalla riva: i soldati, vedendo alcuni compagni che li avevano preceduti proteggersi con gli ostacoli della spiaggia, li imitarono e non avanzarono oltre.
Quanto agli altri 3 mezzi che trasportavano la compagnia di comando del 1° battaglione del 116° per Dog Green, arrivarono 300 metri troppo a ovest sotto la scogliere. Durante lo sbarco, gli uomini vennero sottoposti al fuoco dei tiratori d'èlite situati in cima alla scogliera e le perdite furono pesantissime (dalla metà a un terzo degli effettivi).
I superstiti, completamente dispersi, restarono bloccati per gran parte della giornata.
I ranger avevano già sbarcato la compagnia C del 2° battaglione ranger sul sottosettore Charlie con la prima ondata: alle compagnie D, E ed F dello stesso battaglione, guidate dal colonnello Rudder, era invece stata assegnata una missione del tutto particolare: l'assalto alla scogliera della Pointe Du Hoc.
Il compito delle altre 2 compagnie del 2° battaglione e dell'intero 5° battaglione ranger dipendeva dal risultato di questa missione.
In caso di successo del tenente colonnello Rudder, essi dovevano infatti raggiungere questi obiettivi per rinforzare gli elementi già impegnati.
In caso contrario il loro compito era quello di sbarcare su Dog Green per seguire il 1° battaglione verso Vierville e poi deviare per attaccare le batterie della Pointe du Hoc da terra.
Dopo aver atteso fino alle 7.15, non ottenendo nessuna notizia da Rudder, puntarono verso Omaha: 18 LCA li condussero verso la costa (ogni compagnia di Rangers contava solo 65 uomini) ma il comandante del 5° battaglione, tenente colonnello Schneider, vedendo la situazione critica su Dog Green fece deviare i suoi mezzi verso la vicina Dog White in modo da evitare il settore fortificato dei WN 71 e 72.
Riuscì così a sbarcare i suoi 450 uomini subendo solo 5 o 6 perdite.
Le 2 compagnie del 2° battaglione (la A e la B) ebbero invece un destino diverso.
Il secondo mezzo della compagnia B urtò una mina e i ranger furono costretti a nuotare verso la riva. La compagnia A subì perdite terribili sotto il fuoco di mitragliatrici e mortai
Quando le due compagnie giunsero finalmente al riparo non restavano che 35 ranger (su 65) della A e 27 della B, per un totale di 68 su 130 uomini.
Le tre compagnie E, F e G, sbarcate con la prima ondata e finite tutte in settori diversi da quelli loro assegnati, avrebbero dovuto essere raggiunte con la seconda ondata dalla compagnia H e dalla compagnia di comando, in modo da completare i ranghi del 2° battaglione del 116° RCT.
Alle 7 la compagnia H giunse su Easy Red, sebbene altri elementi approdassero più a ovest su Dog Red e Easy Green, subendo perdite pesanti.
Lo stato maggiore del battaglione giunse invece su Dog Red sotto un fuoco violento che costrinse i soldati a ripararsi dietro alcuni carri.
Qui il comandante del battaglione non trovò ovviamente alcuna traccia della compagnia G, che stava ancora faticosamente tentando di raggiungere Dog White, nè tantomeno della compagnia E, finita completamente fuori settore e dovette limitarsi a cercare di riunire gli uomini della F, giunti con la prima ondata e privi del loro comandante.
Tentando di forzare l'uscita D3 della valletta dei Moulins, una cinquantina di uomini della compagnia F riuscì a raggiungere una casa che forniva una discreta protezione, appena oltre l'entrata della valle.
Un'altra dozzina di uomini riiuscì anche a giungere fino al vertice del pendio ma non fu poi in grado di distruggere il WN 66 e dovette quindi ripiegare sulla casa.
Il 3° battaglione del 116° avrebbe dovuto poi sbarcare tra le 7.20 e le 7.30 su un largo fronte, proprio dietro il 2° battaglione, su Dog White, Dog Red e Easy Green. Ma anche in questo caso i piani risultarono stravolti.
Gli uomini sbarcarono infatti con 5-10 minuti di ritardo e a est dei Moulins, su Easy Red su di un fronte largo 1000 m.
Fortunatamente le perdite furono contenute, ma la disorganizzazione ritardava tutte le iniziative.
Nonostante la confusione che accompagnò anche la seconda ondata di sbarchi della fanteria, alle 7.30 le unità di attacco apparivano dislocate lungo tutto il fronte previsto e non vi erano più grandi vuoti come dopo la prima ondata.
Il punto più debole nel settore affidato alla 29a divisione e al suo 116° RCT restava ancora Dog Green: di fronte all'uscita di Vierville, la D1, il 1° battaglione era ancora incapace di passare all'azione dopo aver subito perdite pesanti ad ogni ondata.
Le difese tedesche però cominciarono a indebolirsi: le prime squadre, spesso isolate, erano state accolte a piè fermo; ora tutta la spiaggia offriva bersagli talmente numerosi e confusi che i tiri erano inevitabilmente meno concentrati e alcune unità riescirono a passare tra le maglie della rete.
Soprattutto giunsero sulle spiagge le unità di comando del reggimento: alle 7.30 il comandante in seconda della 29a divisione, generale Cota, e il colonnello Canham, comandante del 116°, sbarcarono su Dog White e iniziarono subito a riorganizzare le forze.
Per quanto riguarda i settori del 16° reggimento, la seconda ondata portò anzitutto, alle 7.00, la compagnia G su Easy Red, un punto rimasto vuoto per gli errori dei primi sbarchi.
Una delle sei squadre era in ritardo per alcuni problemi al mezzo da sbarco che la conduceva, ma le rimanenti cinque giunsero raggruppate sulla spiaggia che abbordarono vicino al WN 62.
Il corto passaggio dalla spiaggia alla scarpata fu devastante: il fuoco delle armi leggere e delle mitragliatrici falciava gli uomini pesantemente carichi e anchilosati per la traversata: 63 di loro restarono sulla spiaggia.
Gli altri raggiunsero sulla scarpata i superstiti delle tre squadre giunte con la prima ondata: una della compagnia E del 16° e le due della E del 116°.
I nuovi arrivi riescirono però a non perdere la loro coesione: in 15 minuti le armi di sostegno furono in posizione e aprirono il fuoco contro il WN 62.
Prevista per le 7.30, la compagnia H del 16° RCT arrivò con 20 minuti di ritardo e sbarcò a qualche centinaio di metri dalla compagnia precedente, di fronte all'uscita E1 che portava a Colleville, direttamente esposta al fuoco intenso del WN 62 che la immobilizzò per diverse ore.
Il 1° battaglione del 16° sbarcò poi tra le 7.40 e le 8.00 per rafforzare le prime unità di assalto tra l'uscita E1 (Le Ruqouet) e la E3 (Colleville) con le compagnie A, B, C e D e con il quartier generale del battaglione, subendo nel complesso perdite relativamente poco elevate.
Su Fox Green, di fronte al WN 61, si trovavano gli elementi di 5 compagnie giunte tutte erroneamente con la prima ondata.
O meglio, si trovavano i resti di questi compagnie: alle 7, con la seconda ondata, la confusione aumentò ulteriormente con l'arrivo della compagnia K che subì immediatamente 53 perdite, tra cui 4 ufficiali, sulla spiaggia.
Insieme ad essa giunse anche una squadra della compagnia L, il cui sbarco, previsto con la prima ondata non aveva potuto aver luogo a causa delle correnti.
Uno dei suoi 6 mezzi da sbarco era affondato al largo di Sainte-Honorine, quattro avevano preso terra a est, su Fox Red, perdendo il comandante della compagnia e 34 uomini, e uno appunto giunse su Fox Green nel peggior momento di confusione.
Verso le 8 giunsero infine su Fox Green anche i 4 mezzi superstiti della compagnia I della prima ondata, finita per la forza delle correnti a Port-en-Bessin, dove aveva perso 2 squadre.
I quattro mezzi superstiti arrivarono in condizioni difficili: quello con il comando toccò una mina incendiandosi, altri due toccarono a loro volte delle mine e furono colpiti dall'artiglieria costiera, il quarto si incastrò contro un ostacolo.
Il capitano di questa compagnia, sbarcato indenne, si ritrovò ad essere l'ufficiale più anziano e quindi il responsabile di tutti gli elementi sparsi su questa spiaggia.
Alle 8, la situazione su Omaha appariva ancora tremendamente compromessa: le unità erano immobilizzate ai piedi della scarpata e regnova una confusione senza apparente speranza; il morale era spesso bassissimo: la marea iniziava a salire mostrando i cadaveri dei caduti.
Si cercava riparo dietro la scarpata. Davanti ai soldati vi erano filo spinato, campi di mine, mitragliatrici, mortai: tutte le azioni sembravano paralizzate.
Su alcune spiagge regnava il caos: compagnie mescolate, comunicazioni spesso inesistenti, materiale in gran parte perduto.
Il generale Bradley, che seguiva ansioso l'andamento delle operazioni dal largo ricevette poche e frammentarie notizie, tra cui quella proveniente dalle segnalazioni di una nave, drammatica nella sua sinteticità: "l'intera prima ondata è distrutta"!
Alle 9 Bradley prese seriamente in considerazione l'ipotesi di far raccogliere i superstiti per farli poi sbarcare su Utah o su Gold. Ma dopo una mezz'ora la situazione sembrava migliorare e l'ordine venne sospeso.
La tarda mattinata
In effetti dopo l'arrivo della seconda ondata e soprattutto degli stati maggiori che rimisero ordine tra le unità, alcuni passaggi avevano iniziato ad aprirsi in più settori.
Le uscite dalle spiagge erano tenute ancora solidamente dai tedeschi e quelle poche aperture furono realizzate più che altro scalando i fianchi dell'altopiano su punti poco o mal difesi.
In ogni caso, il fattore decisivo su Omaha fu rappresentato dal comando: esemplare fu il caso del gen. Cota, sbarcato alle 7.30 su Dog White; proprio grazie alla sua capacità riorganizzativa e al suo sprone, da qui si aprì un'importante passaggio sull'altopiano, in direzione di Vierville.
Eventi simili iniziarono a verificarsi su molti altri settori, soprattutto dopo l'arrivo dei nuovi rinforzi a partire dalle 9.30, che giunsero su spiagge ormai meno caotiche e meno congestionate.
Finalmente, alle 10.30, quattro ore dopo i primi sbarchi, vennero aperte 2 uscite dalle spiagge: la F1, vicino al Wn 60 (verso Cabourg) e la E1 (Ruqouet, verso Saint-Laurent).
Non erano ancora del tutto sicure e i genieri dovevano ancora in gran parte sgombrale, ma la crisi era superata.
Bloody Omaha, Omaha la sanguinaria, pagò un tributo altissimo: gli americani persero oltre 2400 soldati sulla sabbia di questa spiaggia, oggi dominata dal cimitero americano di Colleville.
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