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I comandi
Uno dei primi problemi che gli Alleati si sono trovati ad affrontare nella preparazione dell'operazione Overlord riguardava la nomina dei comandanti che avrebbero dovuto guidare l'invasione.
Per ragioni di equilibrio politico venne deciso anzitutto che il comando supremo dovesse essere assegnato a un americano, mentre ai britannici venivano concessi il vice-comando supremo e i comandi delle varie forze coinvolte nell'operazione (marina, aviazione e esercito). Vale la pena di osservare che l'Inghilterra non ottenne mai più in seguito una così vistosa predominanza nell'assegnazione delle cariche di comando di un'operazione congiunta.
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| Il generale Eisenhover |
Il presidente americano Roosevelt inizialmente pensava al generale Marshall come comandante supremo, ma la abilità di questi come Capo di Stato Maggiore dell'esercito statunitense lo rendeva indispensabile a Washington: la scelta cadde quindi sul generale Eisenhover.
Al suo fianco come vice-comandante supremo venne nominato il maresciallo dell'aria sir Arthur Tedder, quasi a rimarcare l'importanza dell'aviazione in questa operazione.
Il comando delle forze navali congiunte veniva assegnato all'ammiraglio sir Bertram Ramsay, mentre le forze aeree erano poste al comando del maresciallo dell'aria sir Trafford Leigh-Mallory.
Particolarmente importante appariva poi la nomina del comandante delle forze terrestri: Churchill avrebbe preferito il generale Alexander, ma la scelta cadde infine sull'eroe di El Alamein, il generale Montgomery, che assumeva così il comando del 21° Gruppo di armate, costituito per effettuare l'invasione.
Le due armate destinate a sbarcare nelle due aree in cui venne suddiviso il tratto di costa normanna previsto per le operazione di sbarco furono assegnate ai comandi del generale Bradley (1a Armata americana) e del generale Dempsey (2a Armata anglo-canadese).
La stessa suddivisione adottata per le armate di terra si ripercuoteva poi nella organizzazione delle forze navali e in quelle aeree: le prime venivano suddivise in una Task Force navale occidentale, al comando dell'ammiraglio americano Alan G. Kirk, e in una Task Force navale orientale, al comando dell'ammiraglio inglese sir Philipp L. Vian; le seconde nella 9a Forza Aerea Statunitense e nella 2a Forza tattica della RAF, comandate rispettivamente dal tenente generale Lewis Brereton e dal maresciallo dell'aria sir Arthur Coningham.
Si trattava, come si può facilmente osservare, di una organizzazione estremamente logica (si veda lo schema di comando dello SHAEF), la cui razionalità appariva ancora più evidente se paragonata con l'irrazionalità della struttura di comando tedesca che avrebbe dovuto far fronte all'invasione.
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| Adolf Hitler |
Anzitutto non esisteva nella Germania nazista un ruolo di comando paragonabile a quello ricoperto da Eisenhover tra gli alleati; inoltre il comando in capo dell'esercito era nelle mani di Hitler, ossia di un capo di stato e non di un militare.
Vero che anche tra gli alleati il presidente Roosevelt era, ad esempio, il comandante supremo dell'esercito americano; ma questa forma di comando supremo si esercitava nell'ambito delle direttive strategiche di carattere generale (ad esempio nella scelta delle operazioni militari da effettuare). Una volta individuato l'obiettivo, la pianificazione, e soprattutto la realizzazione pratica, delle azioni belliche vere e proprie passava nelle mani dei militari di professione.
Hitler deteneva invece un potere effettivo su tutti i teatri di guerra e addirittura alcune forze potevano essere lanciate in azione solo su suo diretto ordine. Qualunque generale tedesco poteva essere costretto ad applicare una direttiva del Fuhrer anche se questi si trovava lontano dal teatro delle operazioni e quindi nella condizione peggiore per poter decidere con la necessaria rapidità, privo com'era della reale conoscenza dell'evolversi della situazione tattica.
Oltre a ciò, la struttura di comando presente nella Francia occupata appariva particolarmente poco razionale. Al comando di tutte le forze tedesche in occidente vi era Gerd von Rundstedt, il feldmaresciallo più anziano in servizio, mentre il comando specifico del Gruppo di armate B, in servizio nel Nord della Francia, era assegnato al feldmaresciallo Rommel.
Rommel era quindi di fatto un sottoposto di von Rundstedt ma ricopriva anche il ruolo di ispettore delle posizioni difensive del Vallo Atlantico e in questo ruolo rispondeva direttamente a Hitler.
Si creava così una sorta di diarchia nel comando tedesco sul futuro fronte delle operazioni, resa ancora più marcata dalle opposte visioni strategiche dei due feldmarescialli.
Von Rundstedt infatti riteneva che in vista della prossima invasione occorresse concentrare i maggiori sforzi non tanto sulla linea costiera, quanto piuttosto all'interno per colpire gli alleati con contrattacchi massicci da effettuare mentre iniziavano ad espandersi dopo lo sbarco.
Completamente opposto invece il pensiero di Rommel: egli riteneva infatti necessario portare il massimo delle forze nei pressi della costa per stroncare l'invasione direttamente sulle spiagge di sbarco, in modo da non permettere agli alleati di creare una testa di ponte adeguata sul suolo francese.
Nella realtà non si perseguì pienamente nessuna di queste opposte concezioni: Rommel ottenne il potenziamento delle difese costiere, ma in modo molto inferiore alle sue richieste (e ai bisogni reali), e ingenti forze vennero invece tenute in riserva in posizione defilata e non poterono essere lanciate direttamente in azione nelle prime ore del D-Day, con conseguenze disastrose per i tedeschi.
Probabilmente l'ingente quantità di uomini e mezzi scagliati dagli alleati sulle coste normanne nel D-Day e nelle giornate immediatamente successive avrebbe avuto ragione di qualunque tipologia di resistenza tedesca, ma appare indubbio che una qualsiasi delle due opposte concezioni strategiche, purché perseguita coerentemente e fino in fondo, avrebbe potuto dare risultati migliori di ciò che in realtà successe il 6 giugno.
Il Gruppo di armate B di Rommel era composto dalla VII Armata del generale Dollmann, di stanza proprio nell'area scelta dagli alleati per l'invasione, e dalla XV Armata del generale von Salmuth, collocata invece più a est, nell'Alta Normandia, e che fu interessata solo marginalmente nel D-Day, soprattutto ad opera delle forze aviotrasportate inglesi della 6a divisione che si lanciarono proprio lungo il confine occidentale del suo settore.
Furono però soprattutto le divisioni inquadrate nell'LXXXIV Corpo del generale Marcks ad affrontare gli alleati nel D-Day; e si trattava di divisioni statiche, pesantemente ridotte quanto ad effettivi e composte spesso da soldati anziani o da giovanissimi con scarso addestramento militare.
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